
Cosa troverai in questo articolo:
La mia prima volta in Egitto risale all’ormai lontano aprile 2019, ma sono certa che non sarà l’ultima perchè questo paese con le sue meraviglie mi è rimasto nel cuore!
Il viaggio è durato in totale 8 giorni, di cui 4 giorni in crociera e 2 giorni a Il Cairo (2 giorni sono praticamente stati interamente dedicati ai trasferimenti da e per l’Italia e ai voli interni). Per quanto riguarda il clima, io in primavera mi sono trovata bene ma faceva già molto caldo, evitate ovviamente l’estate perchè le temperature diventano insostenibili.
Sono fermamente convinta che la crociera sul Nilo sia il miglior modo di visitare i siti archeologici dell’antico Egitto. Navigando dolcemente sulle acque di questo fiume si ha quasi l’impressione di tornare indietro nel tempo, trovandosi ad ammirare sulla sponda est gli imponenti templi e ad ovest le magnifiche architetture sepolcrali, entrambi rappresentazione del potere faraonico, ma con due simbologie opposte:
un richiamo dell’alba ad est come rappresentazione del giorno e quindi della vita terrena e del tramonto ad ovest, come inizio della notte e quindi della vita dopo la morte.
Itinerario di 8 giorni
Giorno 1: Volo da Milano Malpensa a Luxor con scalo a Il Cairo. A Luxor ci si imbarca sulla nave da crociera, direzione Assuan.
Giorno 2: Sbarco con visita presso la Valle dei Re, il Tempio di Hatshepsut, il Tempio di Medinet Habu, i Colossi di Memnone, il Tempio di Karnak, imbarco e navigazione notturna
Giorno 3: Sbarco e visita al Tempio di Edfu a al Tempio di Kom Ombo, imbarco e navigazione
Giorno 4: Sbarco ad Assuan e visita al Tempio di Abu Simbel, alla grande diga di Assuan, giro in feluca riserva nella riserva naturale del lago Nasser e visita al Villaggio Nubiano
Giorno 5: Volo da Assuan al Cairo, pernottamento
Giorno 6: Visita delle Piramidi, della Sfinge e del Tempio imbalsamazione di Chefren
Giorno 7: Visita al Museo Egizio del Cairo (era ancora quello vecchio), giro in centro con visita al souq Khan al-Khalili e alla moschea El-Azhar
Giorno 8: Volo di rientro Il Cairo-Malpensa
P.s.: In crociera è tutto incluso tranne le bevande (che costano parecchio)
Cosa vedere (durante la crociera):
- Valle dei Re
- Tempio di Hatshepsut
- Tempio di Medinet Habu
- Colossi di Memnone
- Tempio di Karnak
- Tempio di Edfu
- Tempio di Kom Ombo
- Tempio di Abu Simbel
- La grande diga di Assuan
- Giro in feluca fino al Villaggio Nubiano
Cosa vedere (a Il Cairo):
- Le piramidi
- La Sfinge
- Tempio imbalsamazione di Chefren
- Museo Egizio
- Souq Khan al-Khalili e moschea El-Azhar
In crociera…
Valle dei Re
La Valle dei Re è un’arida area geografica dell’Egitto, situata nei pressi dell’antica Tebe, che fu scelta quale sede delle sepolture dei sovrani del Nuovo Regno (dalla XVIII alla XX dinastia). I faraoni fecero scavare le loro cripte nel deserto perché le tombe delle epoche precedenti (come, per esempio, le Piramidi) erano state facilmente individuate e violate; purtroppo però, nonostante gli sforzi, le ricchezze presenti hanno attirato ladri fin dai momenti di crisi del Nuovo Regno e, poco prima che l’era dei faraoni si concludesse, la maggior parte delle tombe presenti nella Valle dei Re era già stata depradata.
La struttura delle sepolture
La struttura delle sepolture rievoca l’Aldilà e prevede un’entrata a cui segue un santuario in cui è raffigurato il riposo degli dei dell’est e dell’ovest; poco oltre si apre una “sala dell’attesa“, quindi una prima sala colonnata, detta anche “sala del carro“, cui segue la camera funeraria, la “sala dell’oro”, che ospita il sarcofago e le immense ricchezze del faraone. Al loro interno, le tombe presentano rilievi o dipinti parietali con testi sacri che accompagnano il defunto nel suo viaggio nell’aldilà. I testi raccontano il viaggio notturno del Dio sole e la sua lotta con le forze del male che tentano di fermarlo per non farlo risorgere al mattino.
Le tombe celebri presso la Valle dei Re
Come anticipato, le ricchezze presenti nelle tombe dei faraoni hanno attirato ladri fin dai momenti di crisi del Nuovo Regno, perciò il ritrovamento da parte di Howard Carter nel 1922 della sepoltura inviolata del faraone Tutankhamon è stato un evento eccezionale.
La tomba di Tutankhamon è più piccola di quella degli altri faraoni poiché, essendo morto improvvisamente a 18 anni, è stata costruita in poco tempo. Gli oggetti rinvenuti nella sepoltura sono centinaia, le stanze ne erano piene: vi sono prezioso mobilio, i carri da guerra del re, statue rituali, scrigni, vasi, amuleti, metalli preziosi. La mummia del re era stata adagiata all’interno di quattro sarcofagi posti l’uno dentro l’altro nella stanza sepolcrale, l’esterno a forma di cassa di pietra, gli altri antropomorfi, di pregio sempre maggiore fino al più interno, di oro massiccio. La maschera sepolcrale, in oro e lapislazzuli, copriva il volto del re e ci mostra la sua fisionomia: palpebre pesanti, occhi a mandorla, labbra carnose. Tutankhamon indossa il nemes con i simboli faraonici (il cobra e l’avvoltoio) e la barba posticcia. Il trono, rinvenuto nella prima camera, è in legno dorato e dipinto a smalti.
Sulla spalliera è raffigurato il re, appoggiato al sedile in modo naturale, con di fronte la moglie che gli poggia una mano sulla spalla, gesto intimo e famigliare. Il disco solare spande sugli sposi i raggi che terminano con piccole mani (simbolo del potere).
Oggi, gli oggetti sopra descritti sono conservati presso il Museo Egizio del Cairo.
Personalmente, ho deciso di non visitare la tomba di Tutankhamon, ma di prediligerne altre su suggerimento della mia guida, in quanto la fila per accedere al sepolcro del giovane faraone era veramente lunga ed effettivamente la tomba è molto piccola e tra le meno decorate, dato che il faraone è morto improvvisamente.
Il biglietto di ingresso alla Valle dei Re include l’accesso all’area e la possibilità di visitare tre tombe a scelta (ad esclusione di quella di Tutankhamon, che è da pagare a parte).
Io ho scelto di visitare le tombe KV 2 (Ramesse IV), KV 6 (Ramesse IX) e KV 8 (Merenptah), tutte appartenenti alla dinastia ramesside, con piante semplici con accesso tramite un breve corridoio discendente e decorazioni raffiguranti i vari dei dell’Antico Egitto.






Tempio di Hatshepsut
Fatto costruire dalla regina Hatshepsut, una delle donne più potenti dell’antichità, questo tempio è uno dei complessi funerari più originali di tutto l’Egitto.
È basso e largo, adeguato all’anfiteatro roccioso in cui è collocato, mostrando una perfetta integrazione tra natura e architettura.
Ci sono tre livelli di terrazze collegate tra loro da lunghe rampe, un tempo circondate da giardini.
Il tempio è dedicato ad Amon, però, siccome nella zona di Deir El-Bahari veniva venerata la dea Hathor, è presente una cappella a lei dedicata e la dea appare raffigurata come giovenca che esce dalla montagna per accogliere i morti. C’è anche una seconda cappella dedicata ad Anubi, dio dei morti, più piccola.
L’architettura del tempio di Hatshepsut
La costruzione è costituita da due sale ipostile con pilastri e da un santuario scavato nella roccia, preceduto dalla sala della barca solare. La terrazza superiore, con un portico con 24 statue della regina (ritratta con la corona e la barba posticcia, come tutti i faraoni) porta all’entrata del santuario.
I portici delle terrazze sono decorati con scene dei rituali del Basso Egitto, la nascita divina della regina e il suo trionfo sui nemici (a nord) e scene relative all’estrazione degli obelischi dalla cava e trasporto al tempio. Purtroppo la maggior parte di statue e ornamenti è stata rubata o distrutta: in particolare non vi sono raffigurazioni superstiti della regina Hatshepsut perché furono fatte rimuovere dal figliastro Thutmosi III, al quale la regina aveva usurpato il trono.
Chi era Hatshepsut, donna misteriosa a cui è stato dedicato un tempio?
Hatshepsut era figlia del faraone Thutmosi I e legittima erede al trono, tuttavia viene nominato faraone il fratellastro Thutmosi II, figlio illegittimo di Thutmosi I. Hatshepsut sposa Thutmosi II e lui dopo tre anni muore. I due avevano avuto solo una figlia e quindi il trono viene assegnato al figlio illegittimo di Thutmosi III, avuto con una concubina. Thutmosi III alla morte del padre ha solo tre anni, per questo Hatshepsut, sua matrigna, assume la reggenza che in realtà è sempre stata sua di diritto e posticipa il matrimonio tra Thutmosi III e sua figlia per non cedere il trono. I due regnano in coreggenza per un periodo fino a quando la regina muore, probabilmente assassinata dal figliastro.
Tempio di Medinet Habu
Si tratta del monumento meglio conservato di Tebe Ovest. Il tempio è stato realizzato ai tempi di Ramesse III (1184-1153 a.C.), l’ultimo dei grandi faraoni d’Egitto, ed era una vera e propria città fortificata che fungeva da centro amministrativo della regione.
Arrivati davanti al sito, ci si trova di fronte al portale monumentale, una struttura ispirata alle fortezze siriane per commemorare una vittoria in Medio Oriente. Oltre il portale troviamo il cortile con il tempio principale, che sul primo pilone presenta la raffigurazione di Ramesse III che sconfigge i suoi nemici; scene simili si ritrovano anche all’interno del primo cortile, con rappresentazioni della supremazia del faraone.
Da notare, inoltre, la conservazione dei colori originali in varie zone del complesso architettonico (blu, giallo e rosso), che ci permettono di avere un’idea di come fosse vivace l’ambiente a quel tempo.






Colossi di Memnone
Queste due statue gigantesche sorgono davanti all’ingresso del tempio funerario del faraone Amenhotep III, oggi quasi completamente scomparso a causa dei vari saccheggi, terremoti e delle annuali inondazioni del Nilo.
I colossi sono alti 18 metri e sono stati scolpiti ognuno da un blocco monolitico: ritraggono il faraone Amenhotep III con ai suoi piedi la moglie e la madre.
La leggenda dei Colossi
La leggenda narra che uno dei due all’alba emettesse un suono e i Greci credevano che le statue raffigurassero il divino Memnone che ogni mattina salutava la madre Eos, dea dell’aurora. Secondo gli archeologi, invece, il suono era dovuto all’aria che passava attraverso una fessura nella pietra provocata da un terremoto o dalla dilatazione termica. Pare che il suono non sia più udibile dal 170 d.C., quando l’imperatore Settimio Severo fece restaurare la statua.
Tempio di Karnak
Si tratta di una delle più grandi costruzioni al mondo e della più grande d’Egitto (Area complesso=48 ettari), eretta nel corso di 1500 anni e mai conclusa.
La costruzione del tempio parte con Thutmosi I, continua con Tuhtmosi III e termina con Ramses II. Il complesso è dedicato al dio Amon, una delle più importanti divinità adorate nel Nuovo Regno.
L’architettura del tempio di Karnak
Il tempio è racchiuso dalla cinta muraria di Amon, un grande recinto in mattoni crudi (Perimetro=2400m). L’accesso al complesso avviene tramite la Via degli Dei, un lungo viale fiancheggiato da 40 sfingi di pietra, con corpo di leone e testa di ariete, guardiane del tempio. A seguire si trovano sei piloni, porte di dimensioni monumentali: dal primo pilone si entra nel grande cortile (100x80m) percorso da due file di colonne monumentali che portano al secondo pilone. Superato quest’ultimo, si accede alla sala ipostila (102x53m) con 134 colonne con capitelli a forma di papiro che sorreggono la copertura in lastroni monolitici.
La sala è percorsa da una specie di navata centrale sopraelevata rispetto a quelle laterali, in corrispondenza della quale si aprono due file di finestre per illuminare il corteo reale. Le colonne sono istoriate e presentano in parte ancora il colore originale; il soffitto della navata era disseminato di stelle per richiamare la volta celeste.
La decorazione delle pareti, che rappresentano le imprese militari dei faraoni e gli onori alle divinità, sono in stile tradizionale (da notare la bidimensionalità delle raffigurazioni).Superata la sala ipostila, troviamo altri tre piloni di dimensioni decrescenti con le rispettive sale ipostile che conducono al santuario, centro spirituale del tempio, ospitante la statua di Amon e la sua barca solare, con cui il dio poteva percorrere i due cieli trasportando il sole ogni giorno all’alba (funzione simbolica) ed essere trasportato in processione lungo il Nilo (funzione pratica).
Dentro il tempio potevano accedere solo i sacerdoti e avanzare in base al rango, infatti solo il gran sacerdote e il faraone avevano accesso al santuario.
Questa regola è rappresentata anche simbolicamente nel tempio dal progressivo abbassamento del soffitto, l’innalzamento del pavimento e il restringimento delle pareti man mano che ci si avvicina al santuario, così da creare un effetto ottico che indica la distanza incolmabile dalla divinità.
Tempio di Edfu
Il tempio di Edfu, dedicato al dio Horus, è secondo in dimensione solo a Karnak ed è forse il monumento meglio conservato di quelli visitati, spettacolare!
Nel 1860 è stato riportato alla luce dall’egittologo francese Mariette, liberandolo dalle sabbie che lo seppellivano quasi completamente, favorendo però la sua conservazione ed oggi è uno dei templi meglio preservati di tutto l’Egitto.
Il tempio si sviluppa a cannocchiale, le stanze si rimpiccioliscono man mano che si avanza verso il sacrario, contenente il tabernacolo monolitico in granito con la statua del dio falco Horus e il supporto della sua barca solare. Venivano svolte al suo interno numerose cerimonie religiose, tra cui la Festa del Nuovo Anno (il matrimonio annuale di Horus e Hathor e la vittoria del dio su Seth) e l’incoronazione di un falco vivo, appositamente allevato nel tempio dai sacerdoti.









Tempio di Kom Ombo
Il tempio di Kom Ombo è stato costruito durante il periodo tolemaico (108-47 a.C.) ed è dedicato a due divinità, Sobek, il dio coccodrillo e Horus il vecchio, il dio falco del cielo, ed è perciò un duplice santuario, simmetrico secondo l’asse longitudinale.
Il tempio è celebre anche per aver avuto un ruolo importante nella pratica medica e chirurgica nell’antico Egitto, infatti presenta delle incisioni che si ritiene restituiscano le prime rappresentazioni di strumenti medici e chirurgici.
La principale struttura conservata è la sala ipostila, con 8 colonne con capitelli a forma di loto.
Curiosità
Pare che all’interno del tempio vi sia una delle poche raffigurazioni della celebre Cleopatra, figlia di Tolomeo XII, suo padre, che ha contribuito all’ampliamento del tempio.




Tempio di Abu Simbel
Per ammirare questa meraviglia ricordo di aver puntato la sveglia alle 03.30 del mattino, obiettivo arrivare ad Abu Simbel per le 08.00 perchè oltre le 10.00 il sito non è visitabile a causa del caldo insostenibile (siamo al confine con il Sudan) ma ne è valsa la pena, fidatevi!
Si tratta di un complesso templare realizzato da Ramses II, il più grande dei faraoni, rimasto sepolto sotto la sabbia fino al 1813, quando un esploratore svizzero identificò le sommità dei famosi colossi che facevano capolino.
Il complesso è composto da due templi, uno più grande, dedicato ad Amon, e uno più piccolo, dedicato alla dea Hathor. Vicini tra loro, sono stati scavati direttamente nella roccia della Nubia, al confine con l’attuale Sudan.
Grande tempio di Amon
La facciata è stata ricavata tagliando verticalmente la montagna e appoggiando alla parete ottenuta quattro statue colossali in pietra di Ramses II, rappresentato seduto, con nemes, doppia corona, barba posticcia e viso semi sorridente. Ai lati, tra le gambe delle statue, si trovano statue più piccole delle principesse e della moglie Nefertari.
All’interno, man mano che si avanza, il pavimento si alza e il soffitto si abbassa per creare la prospettiva che ha il suo punto focale nel sacrario. Nel sacrario ci sono le quattro statue di Ramses II divinizzato, Amon, Horus e Ptah: due volte l’anno, il 21 febbraio e il 21 ottobre, i raggi solari penetrano e illuminano le prime tre statue (non Ptah perché non è una divinità solare) per rendere visibile l’invisibile, grazie a precisi calcoli astronomici.
Piccolo tempio di Hathor
Anche questo è stato scavato nella roccia, la facciata raffigura la dea Hathor con Ramses II e l’amata moglie Nefertari, in onore della quale il tempio è stato realizzato ed è la prima volta in cui una regina viene posta alla pari del sovrano.
All’interno vi sono numerose rappresentazioni della dea Hathor, come capitelli con la testa di Hathor con orecchie bovine, oltre che di Nefertari, in adorazione delle divinità ed anche rappresentata sotto forma di vacca che protegge il faraone situato sotto il suo mento.
Abu Simbel e la diga di Assuan
Dopo la costruzione della diga di Assuan nel 1960 e la conseguente creazione del lago artificiale di Nasser, il livello dell’acqua ha cominciato ad alzarsi a tal punto che nel giro di poco tempo il lago avrebbe sommerso i templi di Abu Simbel nelle vicinanze. Perciò nel 1963 è stata attivata una missione di salvataggio del sito archeologico su iniziativa dell’Unesco: la roccia in cui erano scavati i due templi è stata tagliata in 1047 blocchi da 30 tonnellate l’uno che sono stati spostati 60 metri più in alto e riassemblati nel luogo in cui si trovano oggi. Nonostante i minuziosi calcoli eseguiti con le più avanzate tecnologie del tempo, è stato commesso un errore e oggi il sole illumina le tre statue del tempio di Amon il 22 febbraio e il 22 ottobre.
Il miraggio nel deserto
Per raggiungere Abu Simbel dal porto di Assuan bisogna percorrere un tratto desertico con la jeep e qui è possibile notare il famoso fenomeno del “miraggio”.
La grande diga di Assuan
La prima diga di Assuan è stata costruita tra il 1898 e il 1902 dagli inglesi e a quel tempo era la più grande del mondo. E’ stata realizzata per consentire agli egiziani di non dover più dipendere dall’imprevedibilità delle piene del Nilo, dando quindi una nuova visione dell’agricoltura e per fornire energia elettrica.
Però negli anni ’50 ci si rese conto che la diga non era abbastanza grande per soddisfare la richiesta di energia elettrica e contenere le inondazioni, quindi tra il 1960 e il 1971 venne realizzata la Grande Diga di Assuan, uno spettacolo ingegneristico che oggi risponde positivamente al fabbisogno dell’Egitto.



Villaggio Nubiano
La Nubia è una vasta area geografica della Valle del Nilo che va dalla prima alla sesta cataratta del fiume e le tracce del popolo che la abita risalgono al 5000 a.C..
Durante il Medio Regno l’Egitto conquista il territorio nubiano, ma le relazioni tra i due popoli sono per lo più improntate a un pacifico interscambio culturale e a rapporti di cooperazione, rafforzati anche da numerosi matrimoni misti, fino ad arrivare alla XXV dinastia dei faraoni neri (VIII-VII sec. a.C.).
Di questa civiltà antichissima rimangono oggi numerose testimonianze archeologiche, ma molte sono andate perdute con la costruzione della diga di Assuan e del lago Nasser, che hanno sommerso numerosi villaggi nubiani.
I nubiani e il loro singolare “animale domestico”
Il popolo nubiano è uno dei più ospitali del paese e le loro caratteristiche case tradizionali in argilla intonacata e dipinta con le loro bellissime porte decorate sono caratterizzate dalla presenza di un particolare «animale domestico», il coccodrillo, che ogni famiglia nubiana ospita nella propria dimora per allontanare il malocchio, anche se al tempo dei faraoni quest’ultimo veniva adorato come dio Sobek.
Il coccodrillo, proprio in segno di venerazione, non viene ucciso e alla sua morte (per vie naturali), il suo corpo viene riutilizzato in tutte le sue parti, per realizzare oggetti di pelletteria e creme o unguenti.
… A Il Cairo
Piramidi
Le piramidi della necropoli di Giza sono il simbolo dell’Egitto faraonico e l’unica delle Sette Meraviglie del Mondo Antico ancora visibile; sono le tombe dei faraoni Cheope, Chefren e Micerino, rispettivamente padre, figlio e nipote.
Piramide di Cheope: è la più grande delle tre, raggiunge la perfezione geometrica (altezza = perimetro/2π), è orientata verso i quattro punti cardinali e inclinata di 52°, con gli spigoli che richiamano i raggi solari (riferimento al dio Ra, venerato in quel periodo, in cui il faraone si identificava). Risale al 2585 a.C. e le sue misure iniziali erano 232 metri di lato per 147 metri di altezza. Il sepolcro è al centro della piramide e vi si accede attraverso una complicata rete di cunicoli.
Piramide di Chefren: presenta lo stesso principio costruttivo di quella di Cheope anche se è più piccola (143 metri di altezza). La posizione del sepolcro qui rispetta la tradizione, infatti si trova in un pozzo sottoterra. È l’unica a conservare sulla sommità una porzione di rivestimento originale.
Piramide di Micerino: è la più piccola delle tre (70 metri di altezza), conserva una parte di rivestimento in granito lungo la base.
Le piramidi erano originariamente rivestite di lastre di pietra bianca calcarea, materiale che donava una lucentezza che le faceva brillare in mezzo al deserto.
Il mistero della costruzione delle piramidi
Si dice che per costruire una piramide fossero necessarie circa 20.000 persone, tra operai, artigiani e soprintendenti: una teoria comune è che venissero costruite a gradoni e poi rivestite, si utilizzavano lunghe rampe e si usavano macchine e leve per trasportare i blocchi di pietra (ogni blocco pesava 5 tonnellate e veniva posizionato con estrema precisione). Il trasporto delle merci e dei blocchi di pietra avveniva tramite il fiume Nilo e i materiali provenivano da ogni parte dell’Egitto.
La realizzazione delle piramidi costituisce il raggiungimento della forma architettonica perfetta: il significato simbolico è quello di scala celeste, unione tra cielo e terra, strumento di elevazione del sovrano al dio.
Informazioni utili per la visita
L’accesso ad ognuna delle tre piramidi è a pagamento ed è consentito l’ingresso ad un massimo di 300 persone al giorno per piramide, quindi meglio arrivare presto la mattina. Ne sconsiglio la visita all’interno se soffrite di claustrofobia.
Nel mio viaggio in Egitto, una volta giunta a Giza, ho deciso di visitare la piramide di Chefren e devo dire che è stata l’esperienza più particolare e insolita che io abbia mai fatto. Solitamente i turisti si avventano sulla piramide maggiore di Cheope, ma io non amo la confusione ed ho approfittato dell’assenza di fila per accedere alla piramide di Chefren.
Un curioso aneddoto sulla mia visita alla piramide di Chefren
Emozionatissima perchè sto per realizzare uno dei sogni della mia vita, come se fossi la protagonista di Relic Hunter, mi preparo alla discesa all’interno della piramide, con tanto di cellulare in mano con video per immortalare ogni secondo di questa esperienza.
La pavimentazione del corridoio è un po’ scivolosa e si passa da ambienti abbastanza ampi a punti molto stretti in cui sono quasi costretta a camminare in ginocchio, anche la luce è soffusa per contribuire a creare la giusta atmosfera.
Aggiungo che il silenzio era quasi inquietante. Arrivata in fondo al lungo corridoio che porta alla camera sepolcrale, svolto a destra per entrare appunto nella stanza e ai miei occhi appare una scena bizzarra: due donne sono coricate dentro al sarcofago del faraone Chefren, in silenzio, con gli occhi chiusi e le braccia alzate al cielo!
Io ovviamente urlo per lo spavento e poi ci mettiamo tutti a ridere. Alla fine, dopo essermi ripresa dallo shock, incuriosita chiedo cosa stessero facendo: mi spiegano che stavano praticando il turismo metafisico, un’esperienza esoterica spirituale per connettersi con le antiche energie faraoniche alla ricerca dell’immortalità.
Sfinge
Posta all’ingresso della necropoli per vigilare il sonno dei faraoni, la Sfinge è un essere mostruoso con corpo di leone e testa umana. I lineamenti sono quelli di Chefren che l’ha fatta realizzare intorno al 2500 a.C., con il nemes, copricapo regale. È stata scolpita direttamente sul posto, su un blocco di roccia che affiorava dalla sabbia. Alta 20 metri e lunga 73, è la statua monolitica più grande del mondo.
Tempio dell’imbalsamazione di Chefren
Questo tempio, conosciuto anche con il nome di “tempio della Valle“, è stato riscoperto agli inizi del Novecento ed era collegato alla piramide di Chefren tramite una lunga rampa. Il tempio è stato costruito per la cerimonia dell’imbalsamazione del faraone: durante il celebre rituale funebre veniva effettuata anche “l’apertura della bocca”, pratica in cui i sacerdoti, tramite l’utilizzo di strumenti d’oro, permettevano al ka (lo spirito) del faraone di uscire dalla salma e garantirgli la vita eterna.

Museo Egizio del Cairo (quello vecchio)
Questo viaggio risale al 2018, quando il nuovo Museo Egizio era ancora in costruzione ed ho quindi visitato il vecchio museo.
Ricordo di aver pensato che la realizzazione di un nuovo museo fosse estremamente necessaria in quanto il vecchio museo era saturo di reperti archeologici e la maggior parte di questi ultimi, non avendo la possibilità di essere esposti, erano accatastati in casse abbandonate in ogni angolo del museo. Un vero peccato!
Da segnalare, in particolare, l’area dedicata a Tutankhamon, con tutti i reperti recuperati all’interno della sua tomba e la Sala delle Mummie Regali, dove troverete vari corpi di faraoni imbalsamati tra cui il grande Ramses II, Sethi I, Thutmosi II e la regina Hatshepsut.
Moschea e Souq
Dopo aver concluso la visita al Museo Egizio, con un piccolo gruppo di turisti abbiamo deciso di addentrarci nel centro storico del Cairo per visitare il souq di Khan al-Khalili e la moschea di El-Azhar. Purtroppo, devo ammettere di non essermi sentita per nulla a mio agio all’interno del souq, nonostante mi fossi assicurata di non mancare di rispetto alla cultura locale con il mio abbigliamento. Questa sensazione di disagio non mi ha permesso di godermi appieno la visita.
La moschea, che non ho avuto la possibilità di visitare all’interno in quanto l’accesso era interdetto per la preghiera quando siamo arrivati, è molto bella e imponente.



Concludendo…

Cito con gratitudine Amir, la guida che mi ha accompagnato in questo meraviglioso viaggio: eravamo un gruppo super ristretto, ed è stata praticamente una guida personale. Con un perfetto italiano, molto paziente (per aver risposto alle mie mille domande), molto patriottico (in senso buono)…in una parola, fantastico!



























































